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Lezione fuori sede alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano per gli studenti delle classi 5A e 5B del Galilei di San Secondo

pop art

Visita  guidata alla Fondazione Magnani Rocca, a Mamiano di Traversetolo,  che ospita in questo periodo una grande mostra sulla Pop Art italiana, composta da circa settanta opere provenienti da importanti istituzioni pubbliche e prestigiose collezioni private.

Gli alunni delle quinte dopo aver ammirato i capolavori degli anni del “boom” italiano hanno redatto la seguente recensione che li  illustra.

Pop Art in Italia e Monet

Quando si pensa alla Pop Art vengono sempre in mente gli Stati Uniti e in particolare Andy Warhol con le sue Marilyn in serie. In realtà anche in Italia questo movimento ebbe un largo seguito e una vasta produzione artistica sul finire degli anni Sessanta e nei decenni successivi.

La Fondazione Magnani Rocca propone al pubblico una selezione di opere di artisti italiani che hanno rappresentato la società della loro epoca, quella del boom economico.

Due opere di forte impatto sono “n. 20” e “NO” di Mario Schifano. Nella prima l’artista muove una critica radicale alla società di massa e dei consumi, dove i prodotti industriali, tutti identici perché in serie, si distinguono unicamente grazie al numero di produzione. Nella seconda possiamo sentire il grido di protesta degli operai in fabbrica per le loro condizioni di lavoro.

In ben tre opere è poi presente il tema della personalità azzerata. I volti dei soggetti rappresentati sono, infatti, inesistenti. Come a dire che nella società di massa ogni individuo perde la sua identità e le sue caratteristiche personali. A questo proposito un’opera molto significativa è “Babette au téléphone” di Umberto Mariani. Osservandola, vediamo due lunghe gambe di donna elegantemente incrociate su una poltrona; al posto del busto e del viso si snoda, avvolgente, un gigantesco filo del telefono. Questi tre elementi suggeriscono che la figura femminile stilizzata sia una segretaria. L’immagine può apparire divertente e piace agli occhi per i suoi colori decisi e le linee curve e sinuose, ma allo stesso tempo risulta inquietante perché sembra voler insinuare che l’essenza di una donna è contenuta nel suo aspetto esteriore e nella sua funzione lavorativa (un lavoro per il quale la testa sembra non servirle!).

Nella mostra sulla Pop Art in Italia è infine presente anche Monet. E’ questa l’ultima provocazione della mostra e bisogna salire al piano nobile della villa per ammirare le famose ninfee dell’artista. La scelta di presentare opere di Monet in un’esposizione dedicata ad opere pop ci è stata abilmente spiegata dalla guida. “Le Bassin des Nympheas” racconta l’ultima ossessione di Monet, quella per le ninfee, ma il grande impressionista era solito dipingere lo stesso soggetto più volte, studiando la luce e seguendone i cambiamenti stagionali e diurni. Insomma, le sue serie anticipano le serie della pop art e i suoi fiori d’acqua, perdendo via via ogni riferimento paesaggistico, anticipano l’informale.

Dunque, Monet artista pop e con lui i pop italiani fino all’11 dicembre alla Fondazione Magnani Rocca.