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Inaugurazione emporio azienda Stuard

Taglio del nastro all'inaugurazione emporio azienda Stuard

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Gli alunni del "Galilei" hanno vinto il primo premio del Concorso "Storia di Parma. Progetto Scuola"

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Gli alunni della 2B e della 3E dell'ITIS "Galilei" hanno vinto il primo premio del concorso "Storia di Parma"-Sezione scuola secondaria di II grado, un'iniziativa di Mup Editore, Fondazione Monteparma, Università degli Studi di Parma e Uffico Scolastico territoriale di Parma.
Gli alunni, guidati dalle Prof.sse Ilaria Berra e Sandra Sgarabotto, hanno realizzato un ipertesto a carattere didattico dal titolo "Giovannino Guareschi: un umorista dai mille volti" che è stato apprezzato e premiato con la seguente motivazione:"Gli studenti dell’Istituto “Galilei” hanno dimostrato di saper cogliere dalla rivisitazione dell’arguto mondo guareschiano, tutta la ricchezza di valori di autentica umanità che il grande Giovannino ha saputo lasciarci, quale attento indagatore delle connessioni fra individuo e società, soprattutto nei momenti di complessa trasformazione storica che egli si trovò a vivere, offrendovi anche la propria personale testimonianza di cittadino, soldato, scrittore e giornalista, coerente interprete della differenza fra buone idee e fatue ideologie. Il lavoro di questi studenti sa spaziare anche con perizia fra le argute opere di Guareschi e la loro indimenticabile versione cinematografica con le vicende di Peppone e Don Camillo, capolavori del cinema con l’anima di un grande autore parmigiano, grande conoscitore del carattere umano. Un bel prodotto concorsuale, un impegno che sarà certamente utile a questi ragazzi veramente abili nel cogliere le cose di valore".

 

Giochiamoci il futuro - Evento finale

LOCANDINAgiochiamociVenerdì 12 giugno ore 9:00

presso Sala Europa Palazzo Congressi di Salsomaggiore Terme 

si terrà l'Evento Finale del progetto 

"Giochiamoci il Futuro

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CONCORSO DI POESIA “LIBERTA’ E DEMOCRAZIA” 7^ EDIZIONE

 

Lo scorso 23 maggio, presso l’Aula Magna della Scuola secondaria di primo grado di San Secondo, si è tenuta la premiazione del Concorso di poesia “Libertà e democrazia 2015”, organizzato dall’ANPI di San Secondo Parmense. Ci congratuliamo ancora una volta con i vincitori, ma soprattutto ringraziamo i numerosi studenti del nostro Istituto che hanno scelto di esprimere in versi idee e sentimenti ispirati a valori civici universali e lo hanno fatto senza paura, con generosità ed entusiasmo. Chi era alla premiazione può dire quanta emozione riempisse la sala.

primo classificato

Un momento della premiazione durante la lettura della poesia che ha vinto

il 1° premio “Let me be”scritta da Enrico Maini IV E

 

secondo classificato

Un volontario dell’ANPI di San Secondo legge la poesia  2^ classificata 

“La Montagna” di Marco Meletti IIIB

 

lettura terzo classificato

I volontari ANPI, gli amministratori comunali  e la folla di studenti in ascolto

durante la lettura della poesia 3^ classificata “Prigionieri“ di Giuseppina de Lucia IIIE

 

 

LET ME BE

Lasciatemi essere,

così come voglio,

lasciatemi essere,

così come sogno,

non criticatemi se non vi seguo,

non giudicatemi se non vi somiglio.

Io sono pecora nera, voi candidi ovini.

Non si apprezza ciò che è comune

ma si nota ciò che è diverso!

Distàccati dal gregge,

Diventa quadrifoglio,

Dividiti dal mucchio,

Differenziati.

Chi stabilisce la normalità?

Ognuno di noi è il solo ed unico giudice di se stesso.

Vivi!

 

Enrico Maini, IV E - ITIS  Galileo Galilei

 

 La Montagna

Tu che sei
alta e saggia,
verde e bruna d’estate
bianca scintillante,
quasi accecante d’inverno
Tu che sei 
lì da sempre,
e tra le tue viscere 
offri ospitalità agli animali,
gli unici veri esseri liberi,
opponiti a chi ti sfrutta senza alcun ritegno.

Montagna mia, che
tra i tuoi ghiacci perenni,
tra i tuoi boschi rigogliosi,
tra i tuoi rifugi impervi 
accogliesti le membra stanche 
di migliaia di soldati
fieri
di combattere per la libertà e la pace,
accogli ora anche l’innocente bambino,
che felice si rotola sui tuoi verdi fianchi 
e, ti prego, trasmettigli la forza per difendere
i grandi ideali.

 

Marco Meletti, III B - ITIS Galileo Galilei

PRIGIONIERI

 

Prigionieri di una terra intrisa di sangue,

Marionette di un sistema che ci vieta di spiegare le ali.

Siamo uguali per la Costituzione e denigrati per il colore della pelle.

Siamo lettere e numeri, non più volti.

 

Viviamo in un mondo finto,

Fatto di serpi e arpie,

Di tante maschere e pochi volti,

Di troppe parole e alcun fatto.

 

Siamo volti fatti di lacrime invece chedi sorrisi,

Siamo detenuti in un sistema democratico.

Siamo sogni messi instand-by.

Siamo prigionieri in un mondo libero.

 

 

Giuseppina De Lucia, III E - ITISGalileo Galilei

Danzando sulla libertà

 

Danzo leggiadra a occhi chiusi,

macchiando il tappeto bianco su cui volteggio,

sentendomi realizzata,

perfetta,

infinita,

come se il mondo fosse solo questa stanza.

Arrivano altre fanciulle,

non sono più sola,

sono costretta ad aprire gli occhi,

provo a non curarmi di loro.

Non ci riesco.

Mi accorgo che il tappeto è abbruttito,

cosparso da segni insensati,

così le prendo per mano,

accordiamo i nostri passi,

per creare un ballo armonico,

e segni sul tappeto che prima stonavano,

diventano linee perfette e coordinate,

e sul tappeto sembra scorgersi la parola libertà,

la nostra libertà.

 

Simona Corradini, IV A - ITIS Galileo Galilei

Sognando la Libertà

 

Cantare senza la paura di stonare

in un'Italia innamorata di se stessa,

dove cambiare è possibile,

dove poter credere in ciò che si vuole,

dove amare non ha condizioni.

 

Correre per strada

o dietro un ideale, non fa differenza:

in ogni caso sarei libera di sognare.

 

In quest'Italia voglio vivere,

nella sua stagione più bella

e poterla ammirare come fosse la prima volta.

 

Valentina Adorni, III B - ITIS Galileo Galilei

Le catene della libertà

 

E come sarebbe bello

riuscir a spezzare queste catene

che ci tengono legati al passato crudele,

corridoio del tempo

che lascia passare

urla, spari, lamenti,

macerie dolorose

che mi schiacciano il cuore.

 

 

Sara Pantaleo , II F - ITIS Galileo Galilei

Il valore più grande

 

Mi hanno chiesto che cos'è la libertà.

Ho risposto che è un bene dal valore immenso,

difficile da conquistare e da mantenere.

Molti hanno combattuto per ottenerla,

hanno subito torture

anche a costo della vita.

Altri l'hanno sottovalutata, calpestata,

se la sono lasciata sfuggire dalle mani.

Che dolore la vita senza libertà!

Chiedetelo a chi ne è stato privato:

al detenuto, al popolo sottomesso e asservito,

a chi è costretto a tenere nel cuore sentimenti e passioni.

La libertà è l'alba dopo la notte,

l'aria che dà vita,

la sicurezza dopo la paura.

E' il dono che Dio ha elargito a tutte le sue creature.

E' il riposo dopo la fatica,

la vita dopo la morte.

Amiamola,

teniamocela stretta,

è il nostro bene più prezioso.

 

Riham Barhoumi, II A - ITISGalileo Galilei

Mala tempora currunt

Davvero viviamo in un paese democratico?

Eppure qui decidono le armi per noi

Molti muoiono senza colpa

Oppure vivono con le mani sporche di sangue

Credere che il nostro parere conta è l’unica salvezza

Riunirci per combattere per ciò che è nostro

Alzare la voce per chiedere di essere ascoltati

 Zanzare, è così che ci sentiamo

I “grandi” ci considerano rumorosi e fastidiosi

 volte, tentano di sterminarci.

 

Antonela Bucur, II D - ITISGalileo Galilei

Libero nel mondo

 

Sono libero

quando posso amarti

nel mio paese,

nel tuo paese.

Senza armi,

senza urla,

col sorriso,

nella pace.

Sono libero

quando ti vedo

e possiamo

amarci.

Aspettare

la fine

della guerra,

della nostra guerra

per riavere

la libertà.

Aspetto,

aspetti.

Nel mio paese,

nel tuo paese.

 

Nataly Carella, II A - ITISGalileo Galilei

Il ballo della marionetta

Gioca e balla, la marionetta

- Come danza! E’ perfetta! – disse il bambino

che con sguardo birichino

segue ogni movimento

di quel ballo dolce e lento

E con quale maestria il burattinaio fa danzare

la bambola che sembra volare

- E’ un battito di euforia - commentò il babbo ammaliato

E intanto che calava il sipario, come la sera,

dinanzi a una scogliera

se ne stava un pescatore a guardare

il mare agitato

- Spettatori, anche a me piace sognare - pensò la marionetta -

- e un giorno sarò libera - disse mentre era stretta

da quei fili trasparenti

avvinghiati come serpenti

E’ questa l’opera di noi attori; siamo solo marionette che recitano su un

palcoscenico che non ci appartiene. La libertà spesso illude.

 

Cristina Constantinescu, III A - ITIS  Galileo Galilei

Che cos’è la libertà?

Crescere ogni secondo facendo scelte

coraggio di affrontare le paure più nascoste

possibilità illimitate di cadere e rialzarsi

un attimo di soddisfazione dopo una vita di delusioni

forza interiore di chi ha una famiglia da mantenere

fonte del fascino e dell’armonia della natura

essenziale per vivere come ossigeno

lotta continua contro l’ignoto,

è questa, la cosiddetta “libertà” …

Quella che permette di volare senza ostacoli come poesia

e di rompere le catene fittizie dominando se stessi.

Ho visto il suo desiderio accendersi

nel cuore sia di chi è devastato dalla guerra,

sia di chi è schiavo dei dogmi della società.

Ho notato la sua aspirazione

Negli occhi pieni di lacrime di un bambino che,

malgrado il fisico distrutto dalla fatica,

non si arrende e sa sperare.

Ho visto la sua determinazione fiorire

in chi viene giudicato dal colore della pelle,

in chi si ritiene prigioniero della “democrazia”

e in chi è preda dei pregiudizi altrui.

Ho visto la libertà bussare alla porta

di ognuno di noi nelle sue diverse forme:

c’è chi la considera un diritto inviolabile

e continua a vivere in quest’illusione,

chi, invece, un privilegio

per alcuni da difendere e …

per altri ancora da ottenere …

 

Janvi Kumar, III A - ITIS  Galileo Galilei

Soffio di lucidità

La libertà

non è mai esistita.

L’esistenza stessa dell’uomo

è una prigione.

Siamo vincolati,

al nostro corpo,

al nostro mondo.

Ma allo stesso tempo,

è lauto tutto questo.

Tra drammi e gioie,

questa vita

è eroina per il mio sangue,

luce nel buio,

acqua nel deserto.

Amiamola.

Idolatro questa vita,

questa prigione,

pur cercando la libertà.

Molti non se ne sono accorti,

è celere, effimero

tutto questo.

Arriverà questa libertà,

tanto bramata.

“Il tempo passa e l’uomo non se ne avvede.”

 

Edoardo Mori, III C - ITIS  Galileo Galilei

LASCIATEMI VOLARE

Come un leggiadro uccello

volo sopra un mare colmo di squali

pronti a divorare il mio essere

vivendo con la paura di diventare

nutrimento di questo male.

 

Alberto Rastelli, II F - ITIS  Galileo Galilei

LIBERI DI SOGNARE

La notte ci porta con sé,

in un sogno profondo

che liberi ci trasporta in un mondo diverso.

Un momento in cui raggiungere

ciò che realmente siamo

senza paura di essere noi.

Un mondo

dove la paura non esiste e

la libertà non può essere comprata.

La notte ci porta con sé

in un sogno profondo

che in questo mondo ci viene negato.

 

Simona Schiavone, II A - ITIS  Galileo Galilei

Polvere nell’aria

La libertà nella vita,

come polvere alzata nell’aria

vola nel cielo,

e  altrove si poserà.

Come fu per coloro che furono

oppressi, imprigionati o cacciati

perché non c’era più libertà.

Ma verrà il giorno in cui il coraggio

degli uomini tornerà,

e con esso la libertà.

Ma non è questo il tempo,

ancora si combatte per un pensiero:

un mondo intero

di libertà.

 

Tanzi Alessandro, Classe II F - ITIS  Galileo Galilei

Solo quando

Solo quando un giorno ci sveglieremo

incapaci di distruggere,

questa allora sarà la libertà.

 

Volta Arianna,   II F - ITIS  Galileo Galilei 

 

 

 

 

 

La testimonianza di Mirella Stanzione sopravvissuta al campo femminile di Ravensbruck

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Lo scorso 15 maggio gli studenti del Galilei hanno ricevuto la testimonianza di Mirella Stanzione sopravvissuta al campo femminile di Ravensbruck, campo di deportazione femminile nel Mecklenburgo, a ottanta chilometri a nord- est di Berlino. Il campo venne aperto nel 1939 in quella che allora era una zona fredda e paludosa; ospitava 867 prigioniere, ma nell’agosto 1940 le detenute erano 4433 .Dal 1939 al 1945 vi furono imprigionate centoventimila donne di ogni nazionalità e nella camera a gas vennero uccise seimila persone. Poco prima della fine della guerra settemilacinquecento donne vennero portate in salvo in Svizzera e in Svezia grazie all’intervento della Croce Rossa Internazionale.
Mirella Stanzione, nata a La Spezia nel 1927,venne arrestata il 2 luglio 1944 dalla polizia, che cercava il fratello partigiano. Da qui fu rinchiusa prima nel carcere Villa Andreini di La Spezia, poi nel carcere di Marassi a Genova e infine deportata come prigioniera politica a Ravensbruck, dove diventò la matricola 77.415
La signora Stanzione si è rivolta direttamente ai ragazzi “Non e facile per me raccontare avvenimenti che, per la lontananza del tempo possono risultare di non facile comprensione, ma sento il dovere di farlo dato che nella attuale società civile si stanno manifestando espressioni di insofferenza e intolleranza verso il diverso”.
La signora Stanzione ha ripercorso la drammatica vita all’interno del campo, le ferree regole alle quali si doveva sottostare, gli estenuanti appelli a tutte le ore del giorno, il dover indossare per mesi e mesi gli stessi abiti,la totale mancanza di acqua e cibo, il procedimento di disumanizzazione finalizzato all’eliminazione della personalità delle detenute.
“ Mi ricordo quando eravamo all'appello, questa triste cose che poteva durare dalle due alle tre ore, alle quattro del mattino, sotto il mare del Nord, con quella temperatura stare ore e ore in piedi immobili perché non era permesso fare un piccolo movimento. C'erano i cani lupi che ci circondavano e i kapò che ci controllavano, a parte i soldati. E contavano… Questa conta non tornava mai e si ricominciava, quindi poteva durare due ore, tre ore, quattro ore, era una cosa veramente allucinante, due volte al giorno. All'inizio del lavoro e alla fine del lavoro”
Il più grosso trauma era quello della nudità; essere prigioniere voleva dire dovere esporre in pubblico, agli sguardi aguzzini dei soldati, corpi abituati al costume di quegli anni ad un pudore rigoroso.
“Sono stata zitta per cinquant’ anni, nessuno neanche i miei compagni di scuola, nessuno mi ha domandato "Ma che cosa ti è successo?". Nessuno. Non solo - e questo mi aveva colpito, non perché io volessi raccontare, non avevo nessuna voglia - pensavo che ci fosse un certo interesse a capire, a sapere qualche cosa. Era così fresca la cosa… Tant'è vero che ancora qualcuno non lo sa che io sono stata in campo di concentramento, perché siamo arrivati al punto di provare quasi un senso di vergogna a dire "Sono stata in un lager tedesco" .

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